TRINCEA

C’è grande attesa per il terzo appuntamento dedicato al teatro di narrazione della stagione teatrale organizzata dal consorzio Teatri Uniti di Basilicata. Martedì 1 marzo, ore 21, al Teatro Francesco Stabile di Potenza e mercoledì 2 marzo, ore 21, al Teatro Duni di Matera, Marco Baliani, ritenuto uno dei padri di questo genere teatrale e del teatro civile italiano, porterà in scena “Trincea”, lo spettacolo che ha ricevuto il logo ufficiale delle Commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. In occasione di questo importante anniversario il progetto di teatro civile Ri-pensamenti guerre e conflitti, è stato dedicato al tema che interessa la società moderna, con quattro titoli importanti sulla scena nazionale.
“Trincea”, scritto e interpretato da Marco Baliani con la regia di Maria Maglietta, prodotto da Marche Teatro e Festival delle Colline, è la storia di un conflitto che ha trasformato gli uomini in numeri. È un pugno allo stomaco che descrive con angosciante realismo una vita umiliata e annichilita dalla guerra.
La Rocca di Montestaffoli è la cornice nella quale  Baliani  tratteggia l’orrore di un’esistenza non più umana: perché a sopravvivere, in una qualsiasi delle troppe trincee che hanno ferito l’Europa a cavallo tra il 1914 e il 1918, è soltanto chi ha subito, e poi introiettato, una violenta bestialità.
L’addestramento con la baionetta, la progressiva anestetizzazione etica, la retorica delle marcette militari, la narrazione non costruisce una trama, ma procede per frammenti, brandelli di una storia dilaniata come i corpi dei caduti.
Descrivono le note di regia: La scena è una grande pagina bianca, uno spazio sospeso, un luogo che attende di vivere. È anche una delle “gabbie” di Francis Bacon, artista a cui ci siamo ispirati nella ideazione dello spettacolo.
La gabbia permette di isolare uno spazio tempo astratto in cui poter “dissezionare” le presenze umane che la agiscono. In questo spazio il corpo di un soldato inizia a muoversi e allora, come grattando nella scorza del tempo, riaffiorano schegge di vita, luoghi, azioni, sempre in una forma materica, concreta. Il soldato è un corpo narrante, tragico baluardo di un disperato istinto di sopravvivenza, e non racconta di un solo uomo, ma ci restituisce i diversi istanti di vita di uomini “comuni” nelle condizioni disumane della prima guerra mondiale. Le immagini si susseguono a volte sollecitate da un suono, a volte create dalle parole, altre volte ancora guidano il corpo del soldato o ne sono guidate, in una tessitura di linguaggi l’un l’altro compenetranti, senza mai cedere a una descrizione illustrativa. I tanti corpi che appaiono e si dissolvono nello spazio ci restituiscono la frammentarietà dell’esistenza umana in trincea, lo spaesamento, la solitudine, la perdita di individualità.
Non c’è una storia, non c’è un unico racconto, ci sono squarci di esistenze che la “gabbia” rende precarie, in bilico, sempre in procinto di perdersi e annullarsi. In quella terra di nessuno il soldato scopre che il proprio sentirsi ancora un essere umano non serve più, anzi diviene drammaticamente un limite, un peso.
La gigantesca macchina industriale della guerra ha scardinato i valori che fino allora avevano governato la vita degli esseri umani.
“Io vorrei provare a toccare un piccolo punto di quell’immensa catastrofe – afferma Baliani – un solo corpo, quello di un qualsiasi soldato, anonimo, non appartenente ad una precisa nazionalità, e toccare quel corpo nel luogo più emblematico di quella guerra, la trincea. L’individuo perde la coscienza della propria individualità, il singolo soldato diviene ingranaggio di una immensa fabbrica produttrice di morte. È un pezzo di ricambio, un pezzo di artiglieria fatto di carne umana.
La prima guerra mondiale sperimenta su larga scala una forma di totale assoggettamento dell’uomo, la sua riduzione ad automa, fantoccio, cosa. È da qui, da quel momento storico che si inaugura in occidente la possibilità di un controllo biopolitico del corpo umano, in forma industriale, di massa.
Aprendo la strada ai tanti totalitarismi del terrore del nostro Novecento”.
L’ingresso a teatro è previsto dalle ore 20:30, il sipario alle ore 21:00. Per maggiori informazioni www.teatriunitidibasilicata.com.

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